04 settembre 2006

Movimento


Giambologna, Ratto delle Sabine (1583)
Firenze, Loggia della Signoria (Loggia dei Lanzi)

Il movimento dei corpi cattura lo sguardo e lo trasporta nel denso gorgo di tensioni emotive e muscolari. Si genera potente dal basso e cresce fino al colmo, nel braccio levato. Il respiro si ferma, ma per poco, perché l'occhio scorre e non trova riposo. La materia cristallina è lo spazio di un dolore. Il marmo non pesa, sino ai minimi dettagli. Un battito greve geme nelle figure e infonde loro la vita. Pura energia che si innalza. Vertigine del volume, scolpito da una mano commossa e sapiente. Le dita vi passerebbero, se non temessero la rottura dell'istante, iterato e imminente, sovrabbondante.

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Femminile

2 commenti:

Fra ha detto...

Il marmo è duro ma, se plasmato, incredibilmente affascinante nella sua purezza cromatica e nella sua plasticità.

Un pò come la vita, anche se in essa la chiave per plasmare in nostro destino non si limità ad uno scalpello sospinto da un martello.

notedibordo ha detto...

Il marmo possiede una sua speciale morbidezza ed è estrememente vulnerabile, mentre lo si forma a piccoli tocchi... Come la vita, forse.