23 settembre 2006

Imprevisto 23 - Scrittura e vita

Nella cella d’isolamento mi era parso di combinare un rompicapo in cui ogni pezzo ha un posto preciso. Prima di sistemarli tutti, mi sembrava incomprensibile, ma ero sicura che, se riuscivo a finirlo, avrei dato un senso a ciascuno e il risultato sarebbe stato armonioso.


Ogni pezzo ha una ragione di essere così com’è, compreso il colonnello García. Ogni tanto ho la sensazione che questo l’ho già vissuto e che ho già scritto queste stesse parole, ma capisco che non sono io, bensì un’altra donna, che aveva preso appunti sui quaderni affinché io me ne servissi. Scrivo, lei ha scritto, che la memoria è fragile e il corso di una vita è molto breve e tutto avviene così in fretta, che non riusciamo a vedere il rapporto tra gli eventi, non possiamo misurare le conseguenze delle azioni, crediamo nella finzione del tempo, nel presente, nel passato, nel futuro, ma può anche darsi che tutto succeda simultaneamente, come dicevano le tre sorelle Mora, che erano capaci di vedere nello spazio gli spiriti di ogni epoca.


Per questo mia nonna Clara scriveva nei suoi quaderni, per vedere le cose nella loro dimensione reale e per schernire la cattiva memoria. E adesso io cerco il mio odio e non riesco a trovarlo. Sento che si spegne a mano a mano che mi spiego l’esistenza del colonnello García e di altri come lui, che capisco mio nonno e vengo a conoscenza delle cose attraverso i quaderni di Clara, le lettere di mia madre, i libri contabili delle Tre Marie, e tanti altri documenti che ora stanno sul tavolo a portata di mano. Mi sarà molto difficile vendicare tutti quelli che devono essere vendicati, perché la mia vendetta sarebbe solo l’altra parte dello stesso rito inesorabile.


Voglio limitarmi a pensare che il mio mestiere è la vita e che la mia missione non è protrarre l’odio, bensì unicamente riempire queste pagine mentre aspetto il ritorno di Miguel, mentre sotterro mio nonno che ora riposa vicino a me in questa stanza, mentre attendo che arrivino tempi migliori, tenendo in gestazione la creatura che ho nel ventre, figlia di tante violenze, o forse figlia di Miguel, ma soprattutto figlia mia.

Isabel Allende, La casa degli spiriti, Feltrinelli, Milano 2006. Titolo dell’opera originale: La casa de los espiritus, 1982

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14 commenti:

Anonimo ha detto...

Il rompicapo non è dato una volta per tutte: ognuno di noi può concorrere a modificarlo, almeno in parte; e i pezzi, hanno ragione di essere così come sono, ma solo dentro ad una relazione; e quindi noi possiamo modificarli o crearne di nuovi!
L'odio, per esempio, è un tassello del rompicapo...

By Claudiopensiero

notedibordo ha detto...

claudiopensiero, il testo citato ti sembra forse cucito addosso?

Anonimo ha detto...

Chissà quanti simpatici topastri ci saranno in quel magnifico campo di grano! Potresti darmi l'indirizzo? Mi piacerebbe.. ehm.. incontrarli.

Igor

notedibordo ha detto...

Direi, un gatto con l'istinto della socialità.

davide l. malesi ha detto...

Mai potuta soffrire, la Allende. Ha una scrittura veramente troppo femmina.

notedibordo ha detto...

davide, in effetti il suo punto di vista è generalmente molto femminile, quasi estremo, talvolta. Ma quell'eccesso, a volte, ha una forza rivelatrice (almeno per me). Forse è un contrappunto ad un certo tipo di contaminazioni/attraversamenti di sensibilità che amo, del tipo in Orlando della Woolf, in Shen Te e Shui Ta de L'anima buona del Sezuan di Brecht...

davide l. malesi ha detto...

Sarà che io amo le scritture fredde, tipo la Highsmith o la Kristof, per restare in ambito femminile. La scrittura "di pancia" (vedi Anne Sexton o Isabel Allende o Djuna Barnes etc. etc.) proprio non la reggo, m'infastidisce. La vedo, appunto, troppo femmina.

notedibordo ha detto...

davide, tu quale libro mi consiglieresti, tra quelli che consideri i migliori di scrittura femminile fredda?

davide l. malesi ha detto...

se non li hai letti già, almeno due capolavori assoluti: "Il talento di mister Ripley", di Patricia Highsmith; e "Trilogia della città di K", di Agota Kristof.

davide l. malesi ha detto...

Almeno due capolavori assoluti: "Il talento di mister Ripley", di Patricia Highsmith; e "Trilogia della città di K", di Agota Kristof.

notedibordo ha detto...

Grazie! :-) Di Agota Kristof ho Ieri, ma non l'ho ancora letto.

apepam ha detto...

Ho visto il film. Bello, ma non ho letto il libro. Non riesco a leggere la Allende. Ci ho provato piu' di una volta, poi ho rinunciato. Mi fa perdere la pazienza :)
1bacio!

Anonimo ha detto...

In effetti i cattivi della mia storia hanno ottenenuto tutto quello che volevano; ci hanno derubati e umiliati per anni e l'hanno passata liscia; (e quelli che sapevano non hanno mosso un dito!) Però, non hanno vinto; anzi, il loro stesso agire li ha condannati, per sempre; disprezzati dall'opinione pubblica; sempre al centro di scandali; uno di loro è morto, senza speranza... Ma, soprattutto, non hanno avuto il nostro odio; le conseguenze del male ricevuto ci condizioneranno, oggettivamente e per sempre, ma non in modo determinante; la nostra reazione al male ci ha trasformato in persone migliori

"Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà" (E ti vengo a cercare-Battiato)

By Claudiopensiero

notedibordo ha detto...

ape, Allende a dosi minime anche per te... :-) (credo che, letti i tre libri che ho messo tra i più belli qui nel blog, la mia misura di Allende sia stata sufficientemente colmata).

claudiopensiero: occhi aperti, speranza e volontà di reagire hanno vinto e vincono l'odio. E questa è la lotta di sempre...