21 giugno 2007

Tic tac


(sfogliare)

Lavora all'ufficio anagrafe da oltre vent'anni, la sua passione sono i registri delle nascite. Uno nasce, poi entra in quel libro che ricorda il suo inizio, un incredibile e dimenticato inizio. Tic tac, segna il nome. Una vita si scrive, tic tac, per la prima volta. Quel filo d'inchiostro è un filo di identità, cittadinanza, presenza. Lui che lavora all'ufficio sente il mondo cambiare e crescere - riga dopo riga, foglio dopo foglio - in quelle pagine. Se ogni nuovo nato lo sapesse, che in questo quadrato di stanza io scrivo il suo inizio, pensa. Tic tac. L'inizio che bussa, si affaccia, si solleva in punta di piedi. Germoglia, si scrive. Tic tac. Secondo me, dice, tra scrivere e vivere non c'è poi quella gran differenza, è tutta una questione di inizi, uno via l'altro. Uno nell'altro, senza sosta. Tic tac. E senza amore non si può, lui questo non lo dice, ma glielo vedo negli occhi.

(inizi)

15 giugno 2007

Bianco


(fragile)

Ho appoggiato il mio sguardo. Lo osservo adagiarsi, leggero, su uno spiraglio di luce.

(e forte)

12 giugno 2007

Pietre


(nuovi)

I miei passi sono rapidi o lenti. Divoro la terra, o l'assaporo. Incontro macigni che stempero in gocce, incontro suoni di foglie, incontro abissi e millenni. Scorro e bisbiglio, grido e precipito. Trascino racconti e sangue, ascolto e fuggo. Trafitta dalle rocce, cullata dalla sabbia. Trasporto vita nei miei riflessi, io chiara e torbida. Trasporto la tua pena e il tuo amore, li lavo e li attraverso. Nel mio lento lago li restituisco - colmi di bagliori - al tuo volto specchiato.

(passaggi)

06 giugno 2007

Fili di mani


(minuscole)

Coi capelli che vivono di vita propria e con le braccia sottili ti siedi vicino a me. Mentre l'autobus corre, da tasche e scomparti invisibili estrai ritagli di carta trasparente, tre pastelli, fili di cotone rossi e gialli, parole a matita su margini di foglio, sicuramente anche altro. La signora del sedile dietro si lamenta, le cure da fare sono tante, accanto a lei qualcuno ascolta. L'autoradio diffonde numeri, musica e interferenze. A destra la pianura, a sinistra un'auto sorpassa in curva. Di là una ragazza sbadiglia sul libro, di qua abbondano parole, vacanze e vestiti, cene, equazioni. Non sento più voci, ora. Vedo una forma piccola - origami, abito o fiore - nata dalle tue mani, perché mentre guardavo fuori hai usato ago e filo. Hai finito, riponi tutto. Sottile tra i tuoi capelli scendi alla fermata, tornano le voci. Ma guarda bene, che nel posto vuoto è rimasto un quadratino di te.

(memorie)

[post scriptum: dedicato a marchino e a devil & conte. E anche a lorenzo]

01 giugno 2007

Finestre


(dagli occhi)

C'è un signore che inventa le parole, nelle forme vede animali, storie, personaggi. Gli basta un ricordo, un insetto, un sasso. Apre gli occhi come se aprisse una finestra: a seconda del vento, di cosa cade dal cielo, del colore delle nuvole, svela e cattura racconti. Quando parla ti sorride, il suo sguardo va dritto dagli occhi al cuore. Osserva il mondo, e vede un po' anche quello che pensi, perché ha gli occhi belli e trasparenti. Non sapresti dire quanti anni ha. Ti sembra di non averlo mai incontrato, e anch'io lo direi, se non avessi trovato le sue parole, seminate tra i miei passi. E se non avessi scoperto il suo sguardo nascosto in certi occhi e nella forma delle nuvole.

(al cuore)