28 maggio 2007

Tre fratelli


(senza parole)

Nel Paese dei Balocchi è sera di festa. Ci sono mille persone, gridi per farti sentire. Puoi mangiare e ballare. In pista ci sono due sorelle, poi arriva il fratello. Li hai visti crescere, ognuno dei tre ha qualcosa degli altri: nell'abbraccio sincero leggi sguardi e gesti come foglie dello stesso albero. Il fratello sorride e innesca un dialogo d'occhi, un racconto più vivo di molte parole. Quella sera è per loro tre, sono dentro la folla, ma anche sopra, e fuori. Indovini un tempo di bambini insieme, vedi ancora volti e piccole mani - e ora vedi la sorellina, e pensi che è già donna, ed è bellissima. Ecco l'istante, saluto giocoso, scommessa d'affetto, promessa non detta - che nulla cambi. Ma poi nulla cambia, credi, nello spazio e nei gesti. Forse è l'arrivederci prima di un viaggio nuovo, da compiere dentro di sé. Forse non sembra neanche vero alla sorellina e al fratello, che tra pochi giorni la più grande si sposa.

(arrivederci)

24 maggio 2007

Celeste


(spazi)

Ricordare il cielo sopra il soffitto.
Ricordare la luce che abbaglia.
Ricordare la curva della collina.
Ricordare il colore del silenzio.
Ricordare la linea d'orizzonte.
Ricordare il canto del respiro.
Ricordare l'alba e il tramonto.
Ricordare voci e passi.
Ricordare il crepuscolo sospeso.
Ricordare l'aria celeste.
Ricordare le ore brevi e le ore lunghe.

(di cielo)

18 maggio 2007

Le mani


(tra terre)

In un paese di collina abita un nonno con le mani grandi. Spesso, nella bella stagione, va a camminare con il nipotino. Percorrono sempre le piccole strade della valle silenziosa, con poche macchine e qualche bicicletta. Nonno, perché hai le mani così grandi? Il nonno allora racconta la storia del lupo e della bella bambina vestita di rosso. Nonno, ma tu, perché hai le mani così grandi? Il nonno racconta di quando era giovane, degli anni passati a lavorare la terra, e del pane che bisognava mangiare con la frutta, e delle pentole di minestra che la mamma preparava per tutta la famiglia, saranno state almeno dieci persone, e del brodo in terza per le feste, e dell'uva pigiata in casa, e delle litigate tra fratelli, e della stanza dove si nasceva, un posto misterioso dove non si capiva bene cosa succedesse. Ancora no, nonno, non mi hai spiegato perché hai le mani così grandi. Allora, ogni volta, il nonno prende il nipote tra le braccia e solleva in aria quello scricciolo di bambino. Adesso, nonno, mi sono ricordato perché hai le mani così grandi.

(e parole)

[post scriptum: le mani dei blogger]

15 maggio 2007

Il merlo zoppo


(storie)

C'era una volta una finestra. La finestra dava su un balcone, e il balcone era toccato dai rami di un grande mandorlo che cresceva nel giardino. Di albero in albero, alcuni merli avevano costruito proprio lì un bel nido tondo, che finalmente aveva accolto due piccolissime creature implumi. Ahimé, Igor vide la scena: miagolando, si arrampicò sul ramo e raggiunse Merlino. Per la fretta e per la sua vita da gatto pigro non riuscì a mangiarselo, e per fortuna gli ruppe solo una zampetta. Merlino cadde dal ramo sul balcone, dove ogni giorno si affacciava una signora bionda. Fino a quel momento lei viveva sola e un po' triste, ma sorrise per la prima volta dopo anni, quando trovò quell'esserino che sembrava mezzo morto. Quanto è piccolo e debole, pensò, ma proviamo ad aiutarlo. Lo portò dal veterinario, che le diede disinfettante per la ferita e consigli per nutrirlo. Merlino si lasciò curare: mangiava e si addormentava nella mano della signora bionda, che lo guardava per ore ed ore. Guarì, crebbe e imparò a volare. Con la zampetta zoppa saltellava, quasi con passi di danza, e non si allontanava mai dalla signora bionda. Tranne quando, per la prima volta, vide lo Zecchino d'Oro. Fu allora che Merlino partì per cercare il pulcino ballerino e finalmente ballare insieme a lui. La signora bionda lo capì subito, perché con Merlino aveva una speciale empatia, e pensò: anche lui ha la sua vita, ha scelto la sua strada. Per questo non era più triste, e non si dimenticò mai di lui. Un giorno lontano lo vide in tv: era così bello nelle piume nere e col becco giallo, così lieve ed elegante sulla zampetta zoppa, che la signora bionda si commosse molto.

(di campagna e di città)

11 maggio 2007

Curvilineo


(da una danza)

Sono vecchio ormai, il mio passato è lontano. Quando percorrerai il sentiero ricordati di me. La terra sarà una successione di morbide pieghe, un disegno dove le cuciture sono nascoste, dove il sarto ha ben modellato il tessuto. Una sottile impuntura è tracciata ai tuoi piedi: sorriderai a una lieve direzione. Leggero il passo, possente l'orizzonte, alto lo sguardo. Ma guarda sotto: nell'argilla troverai la mia vita in conchiglie di pietra, spine ed insetti. Sarai piccolo e grande, ascolterai il tuo respiro dentro il silenzio, in una verde risacca d'erbe che sento ancora mia. In questo scherzo di linee danzeranno le ginocchia, con polvere sui piedi, rosse le mani, gonfie e liete di cammino. Via dall'antico golfo, tra ricordi millenari, così racconta il vecchio mare.

(di passi)

09 maggio 2007

Vuoti di memoria


(i misteri)

La signora Maria ha un piede gonfio: quel vaso di fiori non doveva cadere, e non doveva cadere proprio lì, ma la signora Maria l'aveva voluto spostare e poi le era scivolato dalle mani dritto sul piede. La signora Maria non ne ha fatto un dramma, anzi continua a passeggiare in bicicletta, così dice mio padre, prima o poi il gonfiore passerà. La signora Maria ha circa settant'anni, abita in paese, e prima di andare in pensione era infermiera all'ospedale. Una signora in gamba, che lavora sempre in giardino, tra i suoi fiori, ma tra le tante Marie che conosco non riesco a individuarla, e sì che il paese non è grande. Eppure dovrei ricordarmela, dice mio padre, l'avrò vista, chissà quante volte. Ad esempio faceva l'infermiera, c'era anche lei con l'ostetrica quando sono nata io.

(dell'imprinting)

07 maggio 2007

Radici


(dietro l'istante)

Nella coscienza di essere,
coscienza di memoria
forse trovi il germoglio
di una nuova stagione.
Il passato è vita
quando è impronta in movimento.
Ci affacciamo all'istante
e siamo tempo, siamo presente
siamo foglia, e siamo promessa.

(nel tempo)

03 maggio 2007

Salire


(sin qui)


(da ora)


(sulle ali)


(di te stesso)

Verso un infinito che - oggi - ti attraversa e ti contiene.

(prove di volo)