31 ottobre 2006

Luce


Tempo e spazio condensati nella luce.
Il tramonto ha trasfigurato le colline.

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27 ottobre 2006

Sguardo 11 - Spiraglio


Signorina, oggi è sabato o domenica?
Oggi è venerdì...

Solo una domanda per me. Dove ho letto un indizio di solitudine. Ma anche la possibilità di fermarsi a guardare. Osservare da fuori, per un poco, i vincoli del tempo, il peso dei pensieri, gli schemi troppo stretti. Per poi riprendere in mano la vita e il suo immenso dono, con più coraggio e pace. Uno spiraglio di luce, schiuso dallo sguardo un po' lontano di quella signora dall'aspetto impeccabile.

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Via

26 ottobre 2006

Via


Non ci si ferma se non per ripartire. Uno sguardo al traffico, poi si attraversa. Sempre rischioso. Ma fermarsi del tutto lo è di più. Un occhio agli attrezzi di lavoro, una sistemata ai capelli, un sorriso allo specchio e poi via. Pochi oggetti, molti sogni e desideri tra le mani. Buttare via le paure. Buongiorno, lei è a bordo della vita. Quello è il suo posto. È prezioso, ne abbia cura. Le auguriamo un viaggio vertiginosamente bello.

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Sguardo 11 - Spiraglio

24 ottobre 2006

Città dentro


Tra muri e strade
lo spazio
si stringe,
non sempre dà aria.
La distanza breve
senza lontananze
talvolta si allarga.
Sguardo che apre
a un nuovo respiro.
Come polmoni
dal cuore antico e nascosto.
Come un viale di tenero verde
e gocce sottili.
Come i cortili di Mantova.
Come le piazze di pietra e di chiese.
Vedere un po' oltre
da dentro la città.

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20 ottobre 2006

Imprevisto 24 - Narrativa, storie e vita

Cito un brano di Umberto Eco, tratto da un suo libro che offre importanti indicazioni sulla narrativa. In particolare, questo passo mi ha profondamente emozionato e colpito.


Riflettere sui complessi rapporti tra lettore e storia, finzione e realtà, può costituire una forma di terapia contro ogni sonno della ragione, che genera mostri.
In ogni caso non rinunceremo a leggere opere di finzione, perché nei casi migliori è in esse che cerchiamo una formula che dia senso alla nostra vita. In fondo noi cerchiamo, nel corso della nostra esistenza, una storia originaria, che ci dica perché siamo nati e abbiamo vissuto. Talora cerchiamo una storia cosmica, la storia dell’universo, talora la nostra storia personale (che raccontiamo al confessore, allo psicanalista, che scriviamo sulle pagine di un diario). Talora speriamo di far coincidere la nostra storia personale con quella dell’universo.
A me è accaduto, e permettetemi di finire con questo pezzo di narrativa naturale.
Qualche mese fa sono stato invitato a visitare il Museo della Scienza e della Tecnica di La Coruña, in Galizia, e alla fine della mia visita il direttore mi ha annunciato una sorpresa e mi ha condotto nel planetario. I planetari sono sempre luoghi suggestivi, perché quando si spegne la luce si ha davvero l’impressione di sedere in un deserto, sotto un cielo stellato. Ma quella sera mi era stato riservato qualcosa di più.
A un certo momento, sceso il buio più completo, si è diffusa una bellissima ninna-nanna di De Falla e lentamente (anche se un po’ più in fretta della realtà, perché tutto si è svolto in un quarto d’ora) sopra il mio capo ha iniziato a ruotare il cielo che appariva nella notte tra il 5 e 6 gennaio del 1932 sulla città di Alessandria. Ho vissuto, con una evidenza quasi iperrealistica, la mia prima notte di vita.
L’ho vissuta per la prima volta, dato che io quella prima notte non l’ho vista. Forse non l’ha vista neppure mia madre, spossata dalle fatiche del parto, ma magari l’ha vista mio padre, uscito zitto zitto sul balcone, un poco agitato e insonne per l’evento mirabile (almeno per lui) di cui era stato testimone e remota concausa.
Sto parlando di un artificio meccanico realizzabile in molti luoghi, e magari l’esperienza è già accaduta ad altri, ma mi perdonerete se per quei quindici minuti ho avuto l’impressione di essere il solo uomo sulla faccia della terra (dall’inizio dei tempi) che si stesse ricongiungendo col proprio Inizio. Ero così felice che ho provato la sensazione (quasi il desiderio) che potevo, che avrei dovuto morire in quel momento - e in ogni caso altri momenti saranno ben più casuali e inopportuni. Avrei potuto morire perché ormai avevo vissuto la più bella delle storie che avessi letto in vita mia, avevo trovato forse la storia che tutti cercano tra pagine e pagine di centinaia di libri, o sullo schermo di molte sale cinematografiche, ed era un racconto i cui protagonisti eravamo io e le stelle. Era finzione, perché la storia era stata reinventata dal direttore del planetario, era Storia, perché raccontava che cosa fosse avvenuto nel cosmo in un momento del passato, era vita reale perché io ero vero e non il personaggio di un romanzo. Ero per un momento, il Lettore Modello del Libro dei Libri.

Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi. Harvard University, Norton Lectures, 1992 - 1993, Bompiani, Milano 2005

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18 ottobre 2006

Sguardo 10 - Giurista


Collina, prima della luna. Incontro un giurista, studente. Un entusiasmo che contagia. L'amore per la parola precisa, un nuovo atteggiamento mentale. Un veloce paragone con la lingua letteraria: ne sarebbe volentieri contaminata. Il piacere del confronto, la realtà che muta sotto un occhio vigile. Ogni concetto al suo posto, anche ramificato, ma senza cristallizzazioni. Un organismo di parole e significati. Mente lucida, dagli ampi orizzonti. Non si chiude tra le pieghe di una memoria incasellata e fredda, ma dibatte, si confronta con il presente. Cerca una chiave dell'oggi. Una piccola lezione. Le parole esprimono il quotidiano, palpabile, denso di vissuto. Il dialogo serrato ha impedito sguardi intermedi. Nel frattempo, la luna è comparsa sulla collina.

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Sguardo 5 - Ingegnere

16 ottobre 2006

Mattutino


Mattutino, il viaggio quotidiano svela riflessi dorati. Bagliori chiamano lo sguardo alla promessa di un giorno di luce. Scorre il paesaggio, il cielo muta colore. Il sole esce ed acceca, si sdoppia. Sale, con un movimento percettibile. Tra il verde e l'arancio, la terra di sempre cambia, si espande, ha un nuovo mirabile volto.

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12 ottobre 2006

apPost x voi 2 - Rocca con bolle


Quando mi sono accorta che sull'obiettivo c'erano piccole gocce d'acqua o granelli di polvere - o forse qualcos’altro di molto meno poetico - i lampioni si erano già accesi e non era più possibile scattare un'altra foto pulita con il solo profilo della Rocca, senza illuminazione artificiale. Però, guardando il display della fotocamera, ho subito pensato che queste bollicine, un po' impertinenti, in realtà forse hanno arricchito l'immagine con un alone fantasioso che non avevo previsto. Un istante con sorpresa. E voi, cosa vedete?

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Hanno partecipato:
lorenzo
daniele
fra
silio
apepam
icci
la rochelle

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I post... apPost x voi

10 ottobre 2006

Veloce e lento



Un istante racchiude compresenze di tempi e spazi. Sguardo aperto a percezioni confinanti. Sospetto la ricchezza di una visione quotidiana, di dettagli misteriosi, dialoganti. Fermare un batter d'occhi per non dimenticare la realtà.

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08 ottobre 2006

Rosso, mosso


Rosso di luna, mosso. Velato dal pianto - prossimo - del cielo, oppure mio. Istante greve, mentre il cielo si copre di nubi. Mistero di un pianto profondo e liberante. Lento, generato da dentro. Vuole spazio, non timore. Poi, il calore di uno scioglimento. Inatteso. Di colpo, si stacca il peso della non serenità. Acqua che riapre alla promessa.

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05 ottobre 2006

Sguardo 9 - Il mio


Il mio sguardo. Che da solo non basta. Per ritrovarsi, si specchia altrove, in altri occhi, in altri sguardi, in altre vite. Nelle realtà minime e straordinarie del quotidiano. Tra parentele e solitudini. Il mio sguardo. Viaggia per riscoprire sé e l'Altro. Accoglie parole, gesti, emozioni che ama o teme, ma è curioso e osservatore. Anche qui, tra le Note, le strade a volte si intrecciano. E, ad ogni sguardo, c'è il sapore di un incontro.

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04 ottobre 2006

Collina


Dolci linee dove ottobre indugia. Prima dei colori della terra, che andranno a rivestire la natura. Una piccola valle sconosciuta ai più, se non ai propri abitanti. Un delicato scrigno verde. Pazientemente cesellato dal lavoro, dai passi, dai ricordi di generazioni.

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02 ottobre 2006

Skyline


Qui mi rifugio. Qui l'occhio si posa leggero. Una linea che sconfina. Lontananze a misura d'uomo, dove il respiro batte lento. Finalmente il silenzio riapre ai suoni di dentro.

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