29 settembre 2006

Bruma


Ho scoperto da poco che, oltre alle stufette che i locali d'inverno mettono per riscaldare i clienti seduti negli spazi esterni, esistono anche dei getti di vapore freddo (o qualcosa di simile) che d'estate rinfrescano gazebo e tavernette non raggiunte dall'aria condizionata. Li ho visti, anche, i getti di microgocce. E allora, poi, mi è venuta in mente una cosa che non c'entra niente. Mi è venuta in mente la bruma vaporosa che ho visto sui campi una mattina di fine agosto e che talvolta mi ha sorpreso dopo le notti estive in sacco a pelo. Una nuvola calda, umida, avvolgente, sulle zolle scure ancora rapprese di pioggia, oppure sui campi umidi di rugiada. Uno spazio dove la prima luce del giorno si diffonde, dove le piccole particelle d'acqua bagnano tutto quanto riescono a raggiungere, tutto. Ci si impregna di natura, a contatto con la terra, nella culla dei fiochi rumori attutiti. Un sentimento di inizio, di mattine secolari. Un fremito di sensazioni dimenticate o mai provate.

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27 settembre 2006

Linee


I contorni netti di stamattina sono forse un piccolo dono, quasi un regalo di lucidità in giorni intensi di lavoro e di nebbie autunnali. L'immagine dello scorso gennaio fissa il ricordo di un cristallino assaggio d'inverno, apparentemente senza segreti. Assomiglia alla sensazione immediata che la finestra mi rimanda, momentaneamente riscoperta: un istante finalmente spalancato sull'azzurro. Sono giorni frettolosi, dove il galoppo delle incombenze si mescola al primo fresco e alle emozioni di traguardi raggiunti. Approfittando della mia attenzione, il disegno chiaro delle cose ammicca ai nodi sciolti di un'opacità recente. Tra il quotidiano, che incalza appassionato, un sospiro di sollievo in un sorso d'aria.

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23 settembre 2006

Imprevisto 23 - Scrittura e vita

Nella cella d’isolamento mi era parso di combinare un rompicapo in cui ogni pezzo ha un posto preciso. Prima di sistemarli tutti, mi sembrava incomprensibile, ma ero sicura che, se riuscivo a finirlo, avrei dato un senso a ciascuno e il risultato sarebbe stato armonioso.


Ogni pezzo ha una ragione di essere così com’è, compreso il colonnello García. Ogni tanto ho la sensazione che questo l’ho già vissuto e che ho già scritto queste stesse parole, ma capisco che non sono io, bensì un’altra donna, che aveva preso appunti sui quaderni affinché io me ne servissi. Scrivo, lei ha scritto, che la memoria è fragile e il corso di una vita è molto breve e tutto avviene così in fretta, che non riusciamo a vedere il rapporto tra gli eventi, non possiamo misurare le conseguenze delle azioni, crediamo nella finzione del tempo, nel presente, nel passato, nel futuro, ma può anche darsi che tutto succeda simultaneamente, come dicevano le tre sorelle Mora, che erano capaci di vedere nello spazio gli spiriti di ogni epoca.


Per questo mia nonna Clara scriveva nei suoi quaderni, per vedere le cose nella loro dimensione reale e per schernire la cattiva memoria. E adesso io cerco il mio odio e non riesco a trovarlo. Sento che si spegne a mano a mano che mi spiego l’esistenza del colonnello García e di altri come lui, che capisco mio nonno e vengo a conoscenza delle cose attraverso i quaderni di Clara, le lettere di mia madre, i libri contabili delle Tre Marie, e tanti altri documenti che ora stanno sul tavolo a portata di mano. Mi sarà molto difficile vendicare tutti quelli che devono essere vendicati, perché la mia vendetta sarebbe solo l’altra parte dello stesso rito inesorabile.


Voglio limitarmi a pensare che il mio mestiere è la vita e che la mia missione non è protrarre l’odio, bensì unicamente riempire queste pagine mentre aspetto il ritorno di Miguel, mentre sotterro mio nonno che ora riposa vicino a me in questa stanza, mentre attendo che arrivino tempi migliori, tenendo in gestazione la creatura che ho nel ventre, figlia di tante violenze, o forse figlia di Miguel, ma soprattutto figlia mia.

Isabel Allende, La casa degli spiriti, Feltrinelli, Milano 2006. Titolo dell’opera originale: La casa de los espiritus, 1982

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Memoria e scrittura

22 settembre 2006

I post... apPost x voi


Cari lettori, come avrete visto dal post precedente, è nata una nuova serie apPost x voi, uno spazio dove saranno soprattutto i vostri commenti a creare storie, immagini e suggestioni. Ma, in realtà, il bello di tutti i post sono proprio i commenti dei lettori. Se vorrete partecipare a questi momenti creativi di dialogo, scambio, confronto, che potrà essere leggero o approfondito, scherzoso o culturale, prendete parole, colori e pennelli e... vi aspetto! Il primo esperimento è proprio il post qui sotto, come inizio direi... wow! Tirate fuori le emozioni, i ricordi, le associazioni mentali più strane o dimenticate, le impressioni, i vostri indizi di bellezza, e creiamo insieme il post. Le Notedibordo saranno così anche vostre, e potranno dar vita - se vorrete - a una nuova e ricca possibilità di incontro in questa bellissima esperienza.

Ho un piccolo debito con una regina del blog, placida signora, che prima di me ha fatto propria la scelta di coinvolgere i lettori. Scelta che trovo meravigliosa e che, a mio modo, adotto.

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21 settembre 2006

apPost x voi 1 - Chi è


Io, questo, l'ho incontrato, ma l'ho solo guardato e per una volta non mi sono fatta troppe domande. Mi ha un po' sorpresa, un po' divertita. Che effetto fa? Forza, ora tocca a voi.

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Hanno partecipato:
fra
raga difettoso
claudiopensiero
daniele

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20 settembre 2006

Scarico neve



Al culmine dell'estate, assomiglia all'oggetto intruso. Richiamo pratico alle necessità del freddo, quando il clima assicura altre passeggiate in ciabatte. Le vetrine sono colme di abiti invernali, ma questo è già abitudine. Invece mi sorprende, con la sua aria di scherzo, lo scarico neve. Prende la forma di un desiderio, piccolo. Ammicca a un chiaro profilo di città, da scoprire tra gli spilli mattutini di gennaio.

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19 settembre 2006

Continua


Lavori in corso. Acceso, positivo e intrigante, fisico coinvolgimento emotivo. Continua il percorso tra istanti che si sovrappongono. Non è svolta o cambio di rotta. Prosecuzione di itinerario. Arrampicata, cordata. Lavoro paziente, scatto d'energia. Lungo un desiderio che attecchisca nei miei giorni. Alle porte del quotidiano, il passato si rapprende qui ed ora. Per lanciarmi, meravigliosamente, non so dove. Ma forse lo so.

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15 settembre 2006

Sguardo 8 - Igor


Lui è l'amico del giovane melo. Uno strano gatto, Igor, che qui sembra una sfinge e invece è un po' gobbo. Ho voluto inserire anche lui, tra gli Sguardi. Un momento di leggerezza che però racconta una piccola storia. Quando è approdato alla sua attuale casa era già adulto, forse abbandonato. Troppo aggressivo: una tigre che si avventava sui padroni e su tutti gli esseri viventi che respiravano nelle vicinanze. Poi ha trovato una nuova famiglia, dove si è insediato mostrandosi viziato, schizzinoso e assolutamente arrogante. Un animale il cui istinto è talmente potente da incutere timore. Però è riuscito a conquistarla, questa nuova famiglia, che a sua volta l’ha appena appena addolcito. Ma guai ad avvicinarlo, se non lo conosci. Igor è un po’ gobbo, perché ne ha date tante, ma ne ha anche prese, soprattutto ultimamente. Fa tenerezza questo gatto, ormai più che adulto, con gli occhi magnetici, la zampa poderosa, il miagolio ridotto a un soffio e l'insaziabile desiderio di cibo e affetto.

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14 settembre 2006

Espanso




Firenze, Basilica della Santissima Annunziata

Il soffitto a cassettoni inonda tutto d’oro e si fonde col chiarore che vi scivola dalle finestre. La navata sembra terminare, verso l’altare, ma da qui in poi lo spazio si muove. Acquista un’altra forma. Abbandona la linea che sinora ha misurato l’interno, sorprende e si espande e si innalza nella tribuna circolare intessuta di curve e di luce. Lungo il percorso degli affreschi, l’architettura è già oltre la dimensione fisica della cupola. Dove lo sguardo non si posa, gira e coglie un soffio di infinito.

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13 settembre 2006

Sguardo 7 - L’occhio sensibile


Lo sguardo è diretto e pungente, attento, lucido e tenero insieme. Mentre sfoglia vecchie riviste, prove di stampa, dediche e album di ricordi, brilla il passato come se tale non fosse, ma continuo e presente alla mente nei percorsi, nelle associazioni di idee, nelle immagini terse o di bruma, negli intrecci tra fotografia, arte e musica, poesia. Una vicinanza gentile, solida si è aperta a chi ha incontrato il suo sguardo attraverso l’obiettivo. L’immagine è un filo costante e robusto, nella sua vita. Un racconto discreto, pronto a rivivere tra la carta e le parole. Si svela con umanità, dispiega silenzi e complicità serena con persone e paesaggi.

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12 settembre 2006

Sguardo 6 - Amica M.


L’ho capito dalla tua telefonata, di parole accorate, di domande e di profondo affetto. La tua presenza mi è d’aiuto, mi accompagna, anche se non ci conosciamo bene. La tua amicizia mi proviene per parte di madre, e lega voi da oltre trent’anni. L’origine da terre diverse, l’esperienza del viaggio e l’approdo ad una realtà nuova, la creazione di una famiglia, la serie straordinaria di incontri e vicinanze vi hanno unito, insieme ad una capacità di condivisione che non ha smesso di rafforzarsi nel tempo. Negli ultimi anni la tua vita è cambiata, e dopo aver cambiato vigorosamente te ha cambiato anche quella degli altri. Hai sfiorato la profondità della debolezza umana, quella fisica, ma certamente non quella del cuore. Oggi, risollevata, sai spandere amore per la vita a piene mani, con una forza da leonessa. La speranza ti ha salvato e salva tutte le persone che ti sono vicine, perché a trasmetterla bastano la tua storia, la fierezza, la dolcezza, la luce sicura del tuo solo bellissimo sguardo.

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11 settembre 2006

Alto


Spazio che si inarca verso un punto immaginario. Il bianco primeggia, in fondo, ma stabilisce una fine illusoria. La verticale espande la dimensione reale, la misura sfugge all’occhio. Sete di cielo, desiderio di meraviglia e di luce, in alto. Complice, la spirale che si perde nella vertigine dello sguardo. L’architettura appare semplice, tuttavia opprime. Cerco una via d’uscita, ma senza ali mi scontro con il peso della gravità.

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07 settembre 2006

Imprevisto 22 - Genesi


Vorrei un figlio da te che sia una spada
lucente, come un grido di alta grazia,
che sia pietra, che sia novello Adamo,
lievito del mio sangue e che risolva
più quietamente questa nostra sete.

Ah, se t'amo, lo grido ad ogni vento
gemmando fiori da ogni stanco ramo
e fiorita son tutta e da ogni velo
vo' scerpando il mio lutto
perché genesi sei nella mia carne.

Ma il mio cuore trafitto dall'amore
ha desiderio di mondarsi vivo.

E perciò dammi un figlio delicato,
un bellissimo, vergine viticcio
da allacciare al mio tronco, e tu, possente
olmo, tu padre ricco di ogni forza antica
mieterai liete ombre alle mie luci.

Alda Merini, Testamento, Crocetti Editore, Milano 1988

La foto appartiene a una serie realizzata in collaborazione con Isabella e Laura.

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Imprevisto 20 - I poeti
Femminile

06 settembre 2006

Femminile



Jorge Jiménez Deredia, Arraigo
Marmo bianco di Carrara
Il Mistero della Genesi, Firenze 2006

Semplicità di una figura serena, avvolgente, in ascolto. Quando mi accorgo di lei è già in ombra, ma la luce le appartiene ancora, contenuta nelle sue forme materne. Un'estrema levità supera la materia dai contorni essenziali. Nel mistero, una rotonda femminilità accoglie, perdona, attraversa, scalda, genera - commossa - la vita e ne abbraccia il lamento.

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Imprevisto 22 - Genesi

05 settembre 2006

Compiuto



Benvenuto Cellini, Perseo (1545-1554)
Firenze, Loggia della Signoria (Loggia dei Lanzi)

Nella materia lucida degli arti termina l'azione, che culmina nel gesto compiuto, ineluttabile. La luce non si rapprende in superficie, la punge con brevi riflessi. Il guizzo del sangue ferma l'istante. Il braccio di Medusa cede alla gravità, cerca il contatto con la terra oltre lo spazio del basamento. Perseo solleva la testa senza leggerezza, subisce il peso definitivo di ciò che si è appena concluso. Il bronzo allontana, disegna uno spazio, quasi da contemplare, oltre il quale non è dato procedere: si sta davanti al fatto, chiuso in sé, senza potervi entrare.

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Femminile

04 settembre 2006

Movimento


Giambologna, Ratto delle Sabine (1583)
Firenze, Loggia della Signoria (Loggia dei Lanzi)

Il movimento dei corpi cattura lo sguardo e lo trasporta nel denso gorgo di tensioni emotive e muscolari. Si genera potente dal basso e cresce fino al colmo, nel braccio levato. Il respiro si ferma, ma per poco, perché l'occhio scorre e non trova riposo. La materia cristallina è lo spazio di un dolore. Il marmo non pesa, sino ai minimi dettagli. Un battito greve geme nelle figure e infonde loro la vita. Pura energia che si innalza. Vertigine del volume, scolpito da una mano commossa e sapiente. Le dita vi passerebbero, se non temessero la rottura dell'istante, iterato e imminente, sovrabbondante.

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Femminile

01 settembre 2006

Nascosto


Un respiro e un batter d'occhi, un sorriso al termine del vicolo. Tra le case, ammicca un gioco fuori schema. Parentesi di leggerezza, filo d'aria dentro i muri. Se intercetti una traccia colorata di artigiano.

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