
Non ci avrei creduto. Le sue parole sono assolutamente tecniche, circoscritte, appuntite, univoche verso il loro significato. Applicativo, drag and drop, configurabilità, schedulatore, workflow, multipiattaforma. Una foresta di definizioni troppo esatte: una primavera di alberi sottili, ordinati e simili, dritti e tesi al cielo pulito. Differenza incolmabile con i miei alberi annodati, aromatici, dalle mille biforcazioni; alberi fioriti, spogli o generosi di frutti. Ma il dialogo mi smentisce. Senza difficoltà, le sue frasi fluiscono senza trovare ostacoli in me. Sono certa di essere di fronte a una declinazione speciale della creatività. Precisione, chiara architettura mentale, una sorprendente capacità di associare idee si fondono. Sono gli identici elementi che dovranno germinare nelle mie parole. Ancora una volta, il linguaggio ha scardinato la soglia tra due mondi diversi o forse solo complementari.
La foto appartiene a una serie realizzata in collaborazione con Isabella e Laura.
Tag: ingegnere, linguaggio, parole
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