31 agosto 2006

Sguardo 5 - Ingegnere


Non ci avrei creduto. Le sue parole sono assolutamente tecniche, circoscritte, appuntite, univoche verso il loro significato. Applicativo, drag and drop, configurabilità, schedulatore, workflow, multipiattaforma. Una foresta di definizioni troppo esatte: una primavera di alberi sottili, ordinati e simili, dritti e tesi al cielo pulito. Differenza incolmabile con i miei alberi annodati, aromatici, dalle mille biforcazioni; alberi fioriti, spogli o generosi di frutti. Ma il dialogo mi smentisce. Senza difficoltà, le sue frasi fluiscono senza trovare ostacoli in me. Sono certa di essere di fronte a una declinazione speciale della creatività. Precisione, chiara architettura mentale, una sorprendente capacità di associare idee si fondono. Sono gli identici elementi che dovranno germinare nelle mie parole. Ancora una volta, il linguaggio ha scardinato la soglia tra due mondi diversi o forse solo complementari.

La foto appartiene a una serie realizzata in collaborazione con Isabella e Laura.

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Sguardo 10 - Giurista

30 agosto 2006

Soglia


Il sole di fine agosto riempie gli spazi di luce, svela ogni dettaglio, allontana l'oscurità, accende i colori, getta nel buio gli angoli riposti, non ha misteri. Immersa nell'oro di questa chiara atmosfera, incontro - o vi associo, o non posso dimenticare - la sua immagine capovolta: un cancello accostato o chiuso, un muro greve di anni, una porta consumata dal tempo, pochi gradini grigi. Il tutto, a ricordarmi il segreto di ombre polverose inesplorate dal sole.

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Variazioni in verde

29 agosto 2006

Variazioni in verde


Succede che certi momenti dell'anno siano caratterizzati da un colore dominante. L'estate del mese di agosto, ancora ricca di aromi, luci inebrianti, rigogliosa come non la si vede nei mesi precedenti, sembra offrire all'occhio e ai sensi la più formidabile scala delle tonalità di verde. La luce di questi giorni viene a suggellare il timbro intenso di fine stagione, prodiga di cieli tersi e di colori pieni, solidi, saturi. Il verde di agosto strizza già l'occhio al nitido settembre, che trasformerà in rosso la generosa abbondanza vegetale al suo ultimo, fastoso ballo. Allora la memoria mi viene incontro e, alle soglie di un commovente cambio d'abito della natura nei toni della terra, mi riconduce a un verde più sommesso, con l'incanto di questa splendida superficie cesellata.

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Soglia

28 agosto 2006

Ritorni


Tempo di ritorni alle attività che salutano l'estate, alle scrivanie un poco polverose ma ancora accoglienti, ad un clima più frizzante che - quando ci è concesso - offre cieli di profondo azzurro. Rinnovo il mio saluto a tutti quanti amano incontrare le Notedibordo e do il mio benvenuto a coloro che attraverso percorsi apparentemente casuali o inaspettati le scopriranno. Vorrei regalarvi la freschezza di questo verde discreto, proteso in cerca del sole, capace di vedere oltre le nuvole.

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25 agosto 2006

Imprevisto 21 - Fotografare


La macchina fotografica è uno strumento semplice, anche il più stupido può usarla, la sfida consiste nel creare attraverso di essa quella combinazione tra verità e bellezza chiamata arte. È una ricerca soprattutto spirituale. Cerco verità e bellezza nella trasparenza di una foglia d'autunno, nella forma perfetta di una chiocciola sulla spiaggia, nella curva di una schiena femminile, nella consistenza di un vecchio tronco d'albero e anche in altre sfuggenti forme della realtà. Alcune volte, mentre lavoro su un'immagine nella mia camera oscura, fa la sua comparsa l'anima di una persona, l'emozione di un evento o l'essenza vitale di un oggetto, e allora il cuore mi trabocca di felicità e libero il pianto, non riesco a farne a meno. Sono queste le rivelazioni cui aspira il mio lavoro.
[...] L'essenziale è spesso invisibile; è solo il cuore, e non l'occhio, a poterlo cogliere; ma la macchina fotografica a volte sfiora tracce di quella sostanza.

Isabel Allende, Ritratto in seppia, Feltrinelli, Milano 2005. Titolo dell'opera originale: Retrato en sepia, 2000

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24 agosto 2006

Silenzio


Non l'ho mai vista così viva, la pieve romanica. Dentro, la brezza di un silenzio buio, tra le colonne con capitelli abitati da creature misteriose e simboliche, mostri e animali fermati nella pietra. L'ombra è appena scalfita dalla luce gialla di strette finestre verticali. I resti di affreschi si staccano dal fondo come mute presenze. Fuori, oltre la porta che si staglia in controluce, si gioca a palla. Voci di ragazzini rimbombano fin dentro, con chiasso vivace. Non rompono il silenzio, perché il silenzio che ho trovato è reale e fecondo, respira di vita, è presente. All'ingresso, appena oltre il buio, un artista ha steso teli dipinti, a indovinare la soglia tra l'ombra e la luce, dentro lo stesso silenzio unificante e pulsante di vita.

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Sera in città
Contrasto
Variazioni in verde
Soglia

23 agosto 2006

Imprevisto 20 - I poeti


I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

Alda Merini, Testamento, Crocetti Editore, Milano 1988

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Imprevisto 22 - Genesi

Approfondimenti: in greco

22 agosto 2006

Contrasto


Sono assetata di questa mattina di sole
rara
senza incertezze tra l'ombra e la luce.
Qui il confine si mostra ed avanza
dove lo sguardo nuovo
scorre accecato
e domanda.
Qui il mio limite trova riposo.

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Intermezzo
Silenzio
Ritorni
Variazioni in verde

20 agosto 2006

Imprevisto 19 - Il giglio e il melo


Io sono un narciso di Saron,
un giglio delle valli.
Come un giglio fra i cardi,
così la mia amata tra le fanciulle.
Come un melo tra gli alberi del bosco,
il mio diletto fra i giovani.
Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo
e dolce è il suo frutto al mio palato.

Cantico dei Cantici (2, 1-6)

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Sguardo 4 - Giovane melo

19 agosto 2006

Sguardo 4 - Giovane melo


È anche tuo, quando ancora non ti vedo, lo sguardo che mi avvolge ogni giorno. Lo so da tempo, ormai, mentre mi preparo ad incontrarti. Sei segno di bellezza. Sei dono e scommessa. Sei attesa e conforto, tenero e acuto, curioso. Sei qui: sorridi, mi parli piano o mi pungi, con le tue parole. Sei il gusto della mia liberante imperfezione, ne ascolti la gioia o il dolore. Le tue tracce discrete nascondono e rivelano tracce infinitamente più grandi. Sei presenza leggera o irruente, forziere e pietra preziosa. Sei più che amico, più che fratello. Sei tu, giovane melo. Per mano mi accompagnerai su nuove strade, nella fatica bella di questo nostro andare.

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Sguardi
Imprevisto 19 - Il giglio e il melo

18 agosto 2006

Attesa


Dal silenzio gonfio di domande
grondano voci
di vento e di mare.
Un silenzio interrogante
irrequieto
dove i ronzii nascondono
fragori.
Ma se la foglia cade,
oggi non fa rumore.
Un globo di calore e acqua
è appeso al coperchio del cielo.
Imminente.
Ma non scende,
tutto è come prima
immerso nell’aria sorda di umidità
che non si scuote.
Attesa.
Il tempo sta,
immobile
prima della pioggia
prima dello scioglimento potente
che non viene.
Nulla apre al mistero
più di questo tempo sospeso
che dura.
Vuoto trapassa il pomeriggio,
scorre via verso rive
forse più abbondanti di vita
verdeggiante e mobile.
E la sera cambia strada,
taglia leggera
il denso panno delle ore incerte
non risolte dalla pioggia.
Infine rompe il guscio
la promessa,
rinasce.

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Temporale

16 agosto 2006

A volte basta


Se qualcuno ti mostra una farfalla, non è per dimenticare il mondo e le sue tragedie. Non è un salto nell’irrealtà, stupirsi di un volo leggero e vulnerabile. Non è segno di debolezza, seguire con l’occhio un colore che ha breve vita. A volte basta una farfalla, a superare l’invadenza del rumore. A volte basta una farfalla, per svelare la profonda verità del silenzio. A volte basta una farfalla, per dire che la vita non smetterà di preparare le sue meraviglie. A volte basta una farfalla, per credere alla bellezza e alla speranza, nel dolore. Se lungo i millenni, dentro i meccanismi segreti della natura, qualcuno si è preso tanta briga per disegnare le sue ali o il tuo volto, a volte basta una farfalla per dirti chi sei.

14 agosto 2006

Memoria e scrittura


Paziente e amoroso lavoro. Raccogliere idee remote, non cancellate dagli anni. Rinvenire tracce sottili, luminose, discrete. Condensare il pensiero. Incendio di emozioni. Fili di seta. Intuire l’infinito oltre il minimo confine della scrittura. Riannodare indizi, ricucire frammenti. Piccole voci di suoni, immagini, colori, silenzi. Lenta, mirabile germinazione di percorsi. Aprire a nuove rotte. Segno leggero, con la potenza di un sigillo s’imprime nella mente. Incontrare la profondità di sé. Ripercorrere la gioia. Rivivere il dolore. Riscoprire. Movimento di pensiero, immagini cangianti, cristallizzazioni provvisorie. Senza fine. Ripensarsi. Esplorarsi. Stupirsi e poi, con un sorriso, ritrovarsi.

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Scrivere
Come un gioco
Imprevisto 3 - Alberi scritti
Frammenti
Leggerescrivere
Work in progress
La memoria e il viaggio
Imprevisto 23 - Scrittura e vita

12 agosto 2006

Imprevisto 18 - Sul linguaggio


John Wilkins, verso il 1664, tentò codesta impresa.
Divise l’universo in quaranta categorie o generi, suddivisibili poi in differenze, divisibili a loro volta in specie.
[...] La bellezza figura nella categoria decimosesta; è un pesce viviparo, oblungo. Codeste ambiguità, ridondanze e deficienze ricordano quelle che il dottor Franz Kuhn attribuisce a un’enciclopedia cinese che s’intitola Emporio celeste di conoscimenti benevoli. Nelle sue remote pagine è scritto che gli animali si dividono in (a) appartenenti all’Imperatore, (b) imbalsamati, (c) ammaestrati, (d) lattonzoli, (e) sirene, (f) favolosi, (g) cani randagi, (h) inclusi in questa classificazione, (i) che s’agitano come pazzi, (j) innumerevoli, (k) disegnati con un pennello finissimo di pelo di cammello, (l) eccetera, (m) che hanno rotto il vaso, (n) che da lontano sembrano mosche.
[...] L’impossibilità di penetrare il disegno divino dell’universo non può, tuttavia, dissuaderci dal tracciare disegni umani, anche se li sappiamo provvisori.
[...] Forse quanto di più lucido è stato scritto sul linguaggio sono queste parole di Chesterton: “L’uomo sa che vi sono nell’anima tinte più sconcertanti, più innumerevoli e più indecise dei colori di una foresta autunnale... Crede, tuttavia, che quelle tinte, in tutte le loro fusioni e trasformazioni, possano essere rappresentate con precisione per mezzo di un meccanismo arbitrario di grugniti e di strida. Crede che dall’intimo di un agente di borsa escano realmente rumori che manifestano tutti i misteri della memoria e tutte le agonie del desiderio” (G. F. Watts, 1904, p. 88).

Jorge Luis Borges, Altre inquisizioni, Feltrinelli, Milano 2002. Titolo dell'opera originale: Otras inquisiciones, Emecé, Buenos Aires 1960

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Imprevisto 1 - Il colore del cielo
Oh
Imprevisti
Imprevisto 13 - Libro
Imprevisto 14 - Imminenza
Borges, tracce

11 agosto 2006

Flash estivo


Ho sbagliato tutti i vestiti. Drammatico. Me l’ha detto anche la commessa. Sono fuori tempo, fuori moda, sono sbagliata? Non volevo crederci. Vi racconto la vicenda. Cerco un vestito elegante, per cui vado in un negozio adatto, o così penso. Provo un abito intero, bellissimo, del colore dei prati in primavera: no, troppo scollato e trasparente. Pazienza. Ecco un altro vestito, dai toni caldi della terra: peccato, dimentico che ha la cerniera, poi la giro dietro anziché a sinistra. No, niente da fare. Provo una gonna leggera e colorata come ali di farfalla: ma no, mi sta come una cappa senza forma. Beh, ritento. Una maglia: macché, riesco a indossare al contrario anche lei. Oh no, adesso è davvero la fine. La commessa non ce la fa più, e neanch’io. A trattenere le risate. Perché finalmente ho capito. Solo una questione di prospettive: sono sbagliati i vestiti, non io.

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Opaco

10 agosto 2006

Temporale


Lampi lontani, all’orizzonte un tondo cangiante di luna rossa. Occhieggia e scompare nel grigio. Pausa. Senza tempo, colme di mistero, si scatenano furie remote. Esplode il cielo di metallo, si abbassa sull’asfalto. Acqua. Alberi blu sotto la scarica. Ancora. Istanti primordiali, senza oggi. Poi, improvvisa, la percezione del tempo. Lo scudo di piombo si squarcia, riappare il sereno. Si placa la pioggia, torna la luna.

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Oh
Intermezzo
Attesa
Rosso, mosso

07 agosto 2006

Sguardo 3 - Eva


Sarà stata un'impressione, un'intuizione, più probabilmente la realizzazione di un desiderio. Ricordo la sensazione netta di un volto bellissimo e antico, così femminile da apparire ancestrale, archetipico. Un volto superbamente femminile. I tratti asiatici, vicini a quelli vietnamiti. Il viso sottile un poco incavato, un poco sofferto. Le labbra leggermente pronunciate, dal disegno netto. Il colorito appena olivastro. I capelli neri, lunghi e lisci, con un lieve movimento. Gli occhi scuri, profondi. Colpita dal volto, non posso ricordare la voce e l'abito. In questo incontro casuale tra i turisti di Venezia, avrei volentieri riconosciuto il volto di Eva.

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Imprevisto 17 - Leggere la gente


Potevi pensare che era matto. Ma non era così semplice. Quando uno ti racconta con assoluta esattezza che odore c'è in Bertham Street, d'estate, quando ha appena smesso di piovere, non puoi pensare che è matto per la sola stupida ragione che in Bertham Street, lui, non c'è mai stato. Negli occhi di qualcuno, nelle parole di qualcuno, lui, quell'aria, l'aveva respirata davvero. Il mondo, magari, non l'aveva visto mai. Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava. E gli rubava l'anima.
In questo era un genio, niente da dire. Sapeva ascoltare. E sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso: posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia... Tutta scritta, addosso. Lui leggeva, e con cura infinita, catalogava, sistemava, ordinava... Ogni giorno aggiungeva un piccolo pezzo a quella immensa mappa che stava disegnandosi nella testa, immensa, la mappa del mondo, del mondo intero, da un capo all'altro, città enormi e angoli di bar, lunghi fiumi, pozzanghere, aerei, leoni, una mappa meravigliosa. Ci viaggiava sopra da dio, poi, mentre le dita gli scivolavano sui tasti, accarezzando le curve di un ragtime.

Alessandro Baricco, Novecento, Feltrinelli, Milano 2005. Prima edizione: Feltrinelli, Milano 1994

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Imprevisto 4 - Ottantotto
Sguardi
Sera in città

Imprevisto 16 - Sicilia


Altri massi erratici si trovano disseminati un po' ovunque, e fra di essi, ulivastri contorti e bellissimi, mandorli con le foglie verdi come insalata. Sulla terra... Ma chi la vede la terra, coperta com'è da questa fioritura sterminata di colori, con infinite specie di cardi che fioriscono ciascuno su un tono diverso di azzurro, di giallo, di rosa, e fiori aerei come ali di farfalle, difesi da quegli spini aculei, così aguzzi e così pacifici. Qua e là, su quella messe fitta, si elevano le ferule dai fiori gialli, d'un giallo che sta tra il limone e l'arancio, e quei ramagi da sparagi, ma più densi, su uno stocco come di carta da zucchero. Sono piante superbe e inutili, bellissime e modeste. In quel coro sommesso di colori, dove ci sono voci bianche e virili, le ferule sono un acuto che si eleva nel cielo d'una musica naturale. Perché nulla è più vicino alla musica di questo spettacolo tutto visivo; che tuttavia si ascolta.

Cesare Brandi (1982), in Il restauro. Teoria e pratica, a cura di M. Cordaro, Editori Riuniti, Roma 1994

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Imprevisto 15 - Sardegna

Imprevisto 15 - Sardegna


Pure, queste vigne non bastano ad infrangere l'unità sterminata di una pianura che, sebbene verde di questa stagione, sembra riflettere il cielo. Lo riflette in verde, come uno specchio bronzeo rispecchia in rosso, ma lo riflette e in questa indipendenza di colore sta la solidità della terra.

Cesare Brandi (1975), in Il restauro. Teoria e pratica, a cura di M. Cordaro, Editori Riuniti, Roma 1994

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Imprevisto 1 - Il colore del cielo
Imprevisti
Imprevisto 16 - Sicilia

05 agosto 2006

Sera in città


Ieri sera la città si è trasformata. Lo hanno permesso i contorni delle cose, le ombre azzurre, la luce gialla, lo splendore delle pietre e dei colori, una manciata di volti e di gesti. È stato sufficiente sedersi con le spalle al Duomo, tra i due leoni del protiro, perché l'occhio si posasse su una realtà straordinariamente viva. Di fronte, la via stretta è popolata di voci e di promesse. Intorno, quattro bambine bionde di accento lontano cinguettano sul sagrato. Come se non ci fossi si avvicinano a me, giovani merli, proseguendo i loro giochi di domatrici di leoni e capitani di nave. È uno spazio naturale, forse l'ho invaso, impossibile interromperle. Uno spettacolo e un incanto.

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Sguardi
Imprevisto 17 - Leggere la gente
Silenzio

04 agosto 2006

La memoria e il viaggio


Del viaggio, ricordo anche la paura di perdere la memoria di me. Sembra incredibile e non potevo immaginarlo prima. Affrontare la traversata aerea e arrivare in un luogo enorme, magico, in fermento. New York. Da sola. Lasciare il vecchio mondo per il nuovo. Cambiare rotta. Sorvolare l'Irlanda, Dublino, Cork, poi l'Oceano. Camminare su un filo di domande. Una sensazione remota. Trasferirsi nello spazio, percepire un altro tempo. Lascio tutto per qualcosa che non conosco. Ma sono sempre io. L'ho capito quando sono arrivata, che non potevo perdere la memoria del mio esistere, e ciò dipendeva da me. In un luogo altro, sconosciuto; ma soprattutto dopo, nei paesaggi quotidiani. L'avventura del ritorno in se stessi è lo smisurato senso del viaggio. Grazie.

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Sguardo 1 - Ragazzo
Memoria e scrittura

02 agosto 2006

Sguardo 2 - Bacolino


Pensate ad un uomo che per tutta la vita si dedica ai campi. Un uomo attivo, intraprendente, con un acuto senso degli affari; ma senza la natura e i suoi ritmi si sentirebbe perso. Un uomo umile e forte che sa vedere, conoscere, amare ogni piccolo essere in essa contenuto. E quando guarda la frutta, così - fin troppo - bella e aromatica, al culmine della sua maturazione, sa che a un certo punto non gli apparterrà più. Non avanza pretese e lascia spazio: destino è che vi abiti il bacolino.

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Imprevisto 3 - Alberi scritti
Controcanto
Imprevisto 9 - Saša
Sovrabbondante
Sguardi

Work in progress


Quando è nato questo esperimento di scrittura - vale a dire poco meno di un mese fa, anche se il desiderio di concretizzarlo era di molto più lunga data - avevo immaginato piccoli cambiamenti in corso d'opera. Ora avverto i miei affezionati lettori che, da oggi in poi, posterò con il nome notedibordo. Mi piace pensare e leggere il nome come un leggero battello che cerca la sua strada e, seppure con lievi variazioni di percorso, non abbandona la sostanza della sua rotta.

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Borges, tracce


Quando leggo un testo di Borges provo una sensazione persistente, che ho tentato di razionalizzare, per poterla almeno in parte - non so con quale esito - evocare. Non è il contenuto che colpisce, quanto il modo in cui prende forma nel testo. Si crea una dimensione quasi meta-testuale, oltre il testo, per suggerire un mistero, un atteggiamento nei confronti della vita. Una suprema lucidità, paradossalmente in grado di accogliere il meraviglioso e l’inspiegabile, sollecitando le intuizioni che vengono dal quotidiano, oppure dalla storia di un popolo, oppure dalla storia di un uomo, oppure dalle parole di un autore. Borges forza lo scrigno del quotidiano per estrarne e rivelarne luci e ombre, cristalli e pietre preziose levigati con amore di orafo. Con estrema sapienza, forza il limite del quotidiano. Distilla gocce di lucida meraviglia senza chiudere l’orizzonte delle ipotesi possibili. Evoca i labirinti della mente umana attraverso il mistero che si svela nel quotidiano. La materia del suo scrivere è un’acuta e sorprendente incisività. Scolpisce colori e immagini con la precisione di un demiurgo della parola. Usa parole reali per rappresentare un mistero. Stupisce e sconcerta, spaventa il suo eccesso di perfezione nel circoscrivere la parola. Innamora la sua capacità di stupirsi, di accogliere lo straordinario senza darlo a vedere. Solo così può tracciare percorsi rari. I testi sono intessuti di relazioni e vivono per creare relazioni infinite. Ogni volta crea con il lettore una relazione nuova. Il testo non finisce. Il libro è infinito.

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Imprevisto 1 - Il colore del cielo
Oh
Imprevisto 13 - Libro
Imprevisto 14 - Imminenza
Imprevisto 18 - Sul linguaggio

01 agosto 2006

Imprevisto 14 - Imminenza


La musica, gli stati di felicità, la mitologia, i volti scolpiti dal tempo, certi crepuscoli e certi luoghi, vogliono dirci qualcosa, o qualcosa dissero che non avremmo voluto perdere, o stanno per dire qualcosa; quest'imminenza di una rivelazione, che non si produce, è, forse, il fatto estetico.

Jorge Luis Borges, Altre inquisizioni, Feltrinelli, Milano 2002. Titolo dell'opera originale: Otras inquisiciones, Emecé, Buenos Aires 1960

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Imprevisto 1 - Il colore del cielo
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Imprevisto 13 - Libro
Borges, tracce
Imprevisto 18 - Sul linguaggio

Imprevisto 13 - Libro


... un libro è più di una struttura verbale, o di una serie di strutture verbali; è il dialogo che intavola col suo lettore e l'intonazione che impone alla sua voce e le mutevoli e durature immagini che lascia nella sua memoria. Tale dialogo è infinito [...]. La letteratura non è esauribile, per la sufficiente e semplice ragione che un solo libro non lo è. Il libro non è un ente privo di comunicazioni: è una relazione, è una serie di innumerevoli relazioni. Una letteratura differisce da un'altra, successiva o precedente, meno per il testo che per il modo in cui è letta.

Jorge Luis Borges, Altre inquisizioni, Feltrinelli, Milano 2002. Titolo dell'opera originale: Otras inquisiciones, Emecé, Buenos Aires 1960

La foto appartiene a una serie realizzata in collaborazione con Isabella e Laura.

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