31 luglio 2006

Sguardo 1 - Ragazzo


Si è lasciato fotografare, quasi fosse naturale, anche se non ci siamo mai incontrati prima. Solo, ci siamo scambiati sguardi. Sguardo di adolescente, dal battello guardava il mare quasi con contemplazione. Nei suoi occhi ho visto i desideri, i sogni, la bellezza, tutta la trepidazione di chi si prepara a vivere. Sta per spiccare il volo.

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Sguardi
La memoria e il viaggio
Memoria e scrittura

29 luglio 2006

Sguardi


A volte la bellezza si manifesta di colpo, per lampi di luce. A volte nasce da un cambiamento improvviso. A volte è rivelata da un nuovo punto di osservazione. A volte stupisce il non averla vista prima. Sguardo: sarà il nome delle note di bordo dedicate alle persone, ai volti, alle parole, ai gesti. Il viaggio continua.

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Sera in città
Imprevisto 17 - Leggere la gente

28 luglio 2006

Imprevisto 12 - Dorme

Dedico questa poesia di Mario Luzi a un bimbo nato pochi giorni fa, il 6 luglio 2006, alle ore 19:50. L’ho trovata bella. Accompagnerà il ricordo di quel momento. L’ho vissuto ascoltando un racconto commosso di gioie, attese, desideri.


Dorme, nuovo nato al mondo,
impercettibilmente
respira il proprio sonno,
inala
in pari tempo
azzurro,
luce, spazi profondi,
profonde nerità
di cieli e di marine
e loro trasparenze
per il sole che subentra,
sfiora aperti
e occulti penetrali del vivente,
quella massa,
quella ammassata copia.
È indigente lui e ripiena
la sua inopia
di lutto e d’ansia.
Che pena, che fatica
sciogliersi dal tempo
intemporale da cui viene
e inoltrarsi in questo,
presente, in questo luogo che lo tiene…
Il remoto nell’approssimarsi
scade, l’incognito
nel divenire noto
perde incanto, duole,
però non lo dismaga,
smaglia via via
di nuova meraviglia
il mondo tutto intorno
al suo giaciglio - e incombe,
ahi, un buio sopra di lui,
un’opacità,
eppure non vacilla.
Com’è tenero
e potente
quel doloroso artiglio…
ecco l’accoglie
l’universo in sé,
lo piglia lentamente,
lo trattiene nelle sue palme,
lo forma, lo trasforma,
lo circoscrive lui infinito
in un minimo sigillo.
E ora dove sono, sono forse
ad attenderlo
negli anni
le imprese che farà,
stanno in agguato
le disfatte
e le cadute…
Di chi è,
non è sua
la mente che le teme
e le spera,
le prefigura:
sono della tribù
il giudizio, la misura
o ha altre mire -
lo sa -
non è solo tra gli uomini
la vita
e la creazione
che in lui ex novo
ricomincia.

Mario Luzi, Dottrina dell'estremo principiante, Garzanti, Milano 2005. Prima edizione: Garzanti, Milano 2004

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Imprevisto 5 - Ha in limite
Imprevisto 7 - Chi

L'anima buona di Sezuan


19 aprile 1996
Milano, Teatro Studio

L'anima buona di Sezuan di Bertolt Brecht
Regia: Giorgio Strehler
Con Andrea Jonasson

L'ombra chiude alla luce. Il teatro è circolare, rapprende l'azione al centro. La piattaforma gira e dà tempo alla scena. Non cambia il blu grigio che pesa.

Il momento cruciale. Una vita sulla soglia della sopportazione. Nella stessa persona, Shen Te e Shui Ta sono due identità distinte, compresenti, dirompenti. Il dramma del limite. Shen Te ama gli altri e non sé. Shui Ta ama sé e non gli altri.

La dimidiazione è tragica, proviene dalla difficoltà a vivere. Il femminile accoglie e comprende il maschile, è costretto. L'armonia non è data: per essere, chiede lucida, estrema pazienza.

Andrea Jonasson ruggisce di dolore. Ruggisce e piange, ferita. Interpretazione magistrale. Nel suo struggente aspetto maschile, esprime tutto il suo essere donna.

Il dolore, la determinazione rivelano Shen Te. Pietà per quest'anima grande che al contempo è tre persone: Shen Te, Shui Ta e il figlio - fame e speranza - che attende.

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Contaminazioni
Imprevisto 6 - Bradamante
Imprevisto 7 - Chi
Orlando
Imprevisto 10 - Orlando
Imprevisto 11 - Shen Te e Shui Ta

27 luglio 2006

Opaco


Stanotte sorridevo mentre sentivo i bambini dei miei vicini attraverso le finestre aperte. Non mi sono arrabbiata per la musica della piscina quasi sotto casa. Non ho ancora perdonato una brutta risposta ricevuta. Stamattina mi sono lavata i denti prima di aver fatto colazione. Sono caduta dalle ciabatte. Ho fatto scaldare troppo il latte sul fornello. Mi sono vestita prima di entrare nella doccia. A volte è liberante essere imperfetti.

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Flash estivo

26 luglio 2006

Sovrabbondante


Come la frutta matura. Come il profumo che emana dai rami, quando ti ci immergi per raccoglierla. Rami che si flettono, carichi. L'albero è avvolto da rose rampicanti. La frutta gronda resina e zucchero, è d'oro. Nuvole di zanzare nel crepuscolo torrido. I rami, come liane, coprono il tetto. Entro nell'albero e mi ci perdo.

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Controcanto
Imprevisto 9 - Saša
Sguardo 2 - Bacolino

25 luglio 2006

Imprevisto 11 - Shen Te e Shui Ta


Tutto quanto ho appreso alla mia scuola,
il rigagnolo, fra botte e menzogne, ora
sarà utile a te, figlio mio. Sarò
buona con te e con gli altri una tigre, una belva,
se è necessario. E lo è.

(Mentre va a trasformarsi nel cugino) Bisogna farlo ancora una volta. L’ultima, speriamo. (Prende con sé i pantaloni di Shui Ta)

Bertolt Brecht, L’anima buona del Sezuan, Einaudi, Torino 2000. Titolo originale: Der gute Mensch von Sezuan; collaboratori: R. Berlau, M. Steffin; musica: P. Dessau; copyright 1953 by Suhrkamp Verlag, Berlin

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Imprevisto 6 - Bradamante
Imprevisto 7 - Chi
Orlando
Imprevisto 10 - Orlando
L’anima buona di Sezuan

24 luglio 2006

Imprevisto 10 - Orlando


Poiché Orlando aveva meritato le lodi della regina Elisabetta per il modo in cui, quand’era ragazzo, sapeva porgere una coppa di acqua di rosa, è facile supporre come la sua esperienza fosse sufficiente per non sfigurare dinanzi ai giudici mondani. È però anche vero che la sua distrazione la rendeva talvolta goffa; era capace di pensare alla poesia quando avrebbe dovuto pensare al taffetà; il suo passo era forse un po’ troppo energico per una donna, ed i suoi gesti, spesso improvvisi, potevano mettere in pericolo qualche tazza di tè.

Virginia Woolf, Orlando, Mondadori, Milano 2003. Prima edizione: The Hogarth Press, Londra 1928

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Imprevisto 8 - La Regina
Imprevisto 9 - Saša
Imprevisto 11 - Shen Te e Shui Ta
L’anima buona di Sezuan

Imprevisto 9 - Saša


In men di tre secondi, l’ebbe battezzata di melone, pigna, ulivo, smeraldo e volpe tra la neve; e non sapeva bene se l’avesse udita, gustata, veduta, o tutte e tre le cose alla volta.

Virginia Woolf, Orlando, Mondadori, Milano 2003. Prima edizione: The Hogarth Press, Londra 1928

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Imprevisto 8 - La Regina
Imprevisto 10 - Orlando
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Sguardo 2 - Bacolino

Imprevisto 8 - La Regina


… giunse alla sala del festino in tempo appena per cadere in ginocchio e, chinando il capo in confusione, offrire una coppa d’acqua di rose alla gran Regina in persona.
Tanto era intimidito, che di lei altro non vide fuorché la mano inanellata immersa nell’acqua; ma quella vista gli bastò. Era una mano che non si poteva dimenticare; una mano sottile dalle dita sempre ricurve come a serrar scettro o globo; una mano nervosa, bisbetica, malsana; mano di despota; mano cui bastava levarsi per far cadere una testa; una mano, parve a Orlando, attaccata a un vecchio corpo che emanava l’odore degli armadi che rinserrano le pellicce tra la canfora; un corpo tuttavia bardato d’ogni sorta di broccati e gemme che si teneva eretto ad onta, forse, dei dolori di sciatica, né cedeva malgrado i mille terrori che lo agitavano; e gli occhi della Regina eran lionati.

Virginia Woolf, Orlando, Mondadori, Milano 2003. Prima edizione: The Hogarth Press, Londra 1928

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Orlando
Imprevisto 9 - Saša
Imprevisto 10 - Orlando

Intermezzo


Assoluta estate assolata.
Suona i suoi acuti estremi e sonnolenti.
Immobile brivido di calore.

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Oh
Temporale
Contrasto

21 luglio 2006

Orlando

17 novembre 1994
Milano, Teatro Lirico

Orlando di Virginia Woolf
Adattamento: Darryl Pinckney e Robert Wilson
Traduzione francese: Jean-Michel Déprats
Regia: Robert Wilson
Con Isabelle Huppert

Il primo avvicinamento in teatro, poi il tempo scandito del film e le pagine sospese del libro. Ma perché scrivo solo ora? La potenza dell’immagine teatrale non ha perso nulla, in dodici anni. Anche questo è un mistero. Ha dimostrato una propria verità. Ha trovato modo di attecchire e crescere.


Tre ore di monologo ininterrotto. Spazio semplice. Oggetti sospesi. Sensazioni di luce. La lingua francese fluisce come una musica. Non importa comprendere tutte le parole. Orlando è bellissima: è uomo, è donna. La voce non stona. Il corpo non stona. È il cuore che parla. È un viaggio mentale. È un continuum di parole e colori. Estrema levità e delicatezza. Racconto oltre-reale.

Ciò che è reale è l’inattesa contiguità tra il maschile e il femminile. Orlando, eterea e reale. Orlando è maschile e femminile. La sua femminilità accoglie il maschile e gli dà meravigliosa forza. Non uomo e donna, ma maschile e femminile. Non contrapposizione, ma armoniosa composizione.

Gli oggetti appesi sono leggeri, sono segni. Spettacolo di luci, colori, suoni. Le parole sono suoni. Oltre le parole. Verso una dimensione superiore: crea pace e non conflitto. Nella figura di Orlando vedo una grande pietà per la dimensione umana frammentata, per il suo limite. Le si dà un volto armonico. Amorevole sguardo che coglie la bellezza assoluta del maschile e del femminile.


Orlando è un po’ di noi: nel desiderio di andare oltre il limite umano. Orlando unifica. È superiore alla dimensione puramente fisica. Compie un itinerario mentale e spirituale. Estremamente lieve nel suo passare, attraversare. Poetico e rarefatto. Consolante e liberante. Un’armonia senza tempo, lungo secoli di storia. Dolorosa perché non può gioire di un radicamento nel qui ed ora. L’istante infinitesimale ha la sua culla in un durata che abbraccia l’uomo.

Perché Orlando è così vera? È essenziale. Pura nel suo essere maschile e femminile. È qui il suo limite. Pura nel suo trascorrere. Pura nelle sue diverse identità. Quasi glaciale in questa naturalezza, di qui il dolore e la pietà. Pietà per ogni identità che cerca riposo, che cerca pace. Orlando trova la sua dimensione nell’attraversare, nello sperimentarsi, nel mutamento. Senza abbandonare la tensione alla bellezza e l’amore per la vita.


Isabelle Huppert è il veicolo leggero di storie, di parole, di un testo che non recita, rende vivo. Non servono tanti gesti: divengono immagini, icone, come i pochi oggetti di scena. Viaggio metafisico. Tutto quanto è in scena è metafisico, anche il corpo dell’attrice, che quasi non si percepisce più. Lo si oltrepassa col pensiero.

Ecco solo alcune delle meraviglie offerte da questo spettacolo. Una messa in scena sopra le righe. Si attraversa un mistero, senza rivelarlo del tutto. Si coglie una dimensione profondamente umana. L’io è molteplice. Orlando è in pace: in ciò insegna all’uomo e allo spettatore. Insegna l’infinito, e a non averne paura. Magia del flusso poetico, scene essenziali. Il viaggio è quello dell’anima: un percorso dello spirito attraverso e oltre le vicende del quotidiano.

Sul web:
Orlando 1993-1994

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Imprevisto 9 - Saša
Imprevisto 10 - Orlando
Imprevisto 11 - Shen Te e Shui Ta
L’anima buona di Sezuan

18 luglio 2006

Imprevisto 7 - Chi


Chi assiste muto, chi prende la parola
e i suoi goffi intercalari
nel mutevolissimo scenario?
Non io come persona,
piuttosto la presenza umana nel creato,
muliebre, virile,
non importa, talora indecifrata,
talora contrapposta,
lui, lei, il pronome la sorprende
nel vivo
della sua esigua astanza
nella sorte universale,
ma ciascuna
scoscesa nella sua
unicità, arsa
dalla sua incolmabile differenza.

Mario Luzi, Dottrina dell'estremo principiante, Garzanti, Milano 2005. Prima edizione: Garzanti, Milano 2004

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Orlando
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Imprevisto 12 - Dorme

Imprevisto 6 - Bradamante


... e presto fu pronta in sella, mascolina in tutto tranne che nel fiero modo che hanno d'esser virili certe donne veramente donne.

Italo Calvino, Il cavaliere inesistente, Mondadori, Milano 2005. Prima edizione: Einaudi, Torino 1959

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14 luglio 2006

Contaminazioni


Ho talvolta sperimentato, con grande sorpresa, la forza dirompente e multiforme che acquisisce un tema interpretato da linguaggi artistici differenti. Ogni strumento espressivo – teatro, letteratura, cinema, musica, immagini – ha uno specifico modo di sondare la realtà, grazie alla sensibilità dell’autore. Ho verificato quanta ricchezza possa svelare un'opera vissuta da punti di vista diversi, analogamente profondi e creativi.

Imprevisti, incontri non programmati hanno portato a nuove relazioni tra temi, autori e opere. Non è stato importante il linguaggio di partenza. È immediatamente seguito il desiderio di ritrovare il tema, prima di tutto in quell’abisso di mistero che è la mia memoria. Ritrovarlo nel suo nascere e svilupparsi, in tutti i suoi passaggi, grazie all’incontro con sensibilità eccezionali.

Ora si propongono la sfida e la scommessa di scrivere. Con i miei piccoli strumenti, nei prossimi post tenterò di ripercorrere almeno uno di questi temi. Resi intuibili, in tutta la lora vitalità, da interpretazioni struggenti.

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Imprevisto 7 - Chi
Orlando
Imprevisto 10 - Orlando
Imprevisto 11 - Shen Te e Shui Ta
L’anima buona di Sezuan

13 luglio 2006

Attraverso


Stamattina, ore 5:00. Semibuio, bassa luce bluperla. Solo silenzio e voci di animali. Tra sonno e coscienza. Oggi come cento, mille anni fa. Come tra mille anni. Prima del mattino. Prima della veglia. Limbo. Frescura. Solitudine. Spiare meccanismi segreti. Mondo altro. Linea d’ombra tra giorno e notte. Istante speculare al crepuscolo. Passaggio. Attraversare. Il tempo del dubbio, il tempo della domanda, il tempo della piccolezza. Il tempo dell’esistenza non scontata.

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Contrasto
Silenzio
Variazioni in verde
Soglia

12 luglio 2006

Imprevisto 5 - Ha un limite


Ha un limite,
è là, chiusa nell'aria
e nella trasparenza
l'infinità che tu incantato pensi
nello splendore del mattino.
Non esce dalla cinta
di te - anima e sensi -
l'immensità che immagini
sconfinare da ogni parte
del tempo, dello spazio, della conoscenza.
Ma sì, sente talora
angusto il suo perimetro
la mente dell'uomo, eppure
il disinganno non la umilia,
vibra
essa, si libra
all'unisono con che?
Collimano misura
e prodigiosamente dismisura.

Mario Luzi, Dottrina dell'estremo principiante, Garzanti, Milano 2005. Prima edizione: Garzanti, Milano 2004

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Imprevisto 4 - Ottantotto
Imprevisto 7 - Chi
Imprevisto 12 - Dorme

11 luglio 2006

Imprevisto 4 - Ottantotto


Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu/
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me/
Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi/
Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita/
Se quella tastiera è infinita, allora/
Su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio/

Alessandro Baricco, Novecento, Feltrinelli, Milano 2005. Prima edizione: Feltrinelli, Milano 1994

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Imprevisto 5 - Ha un limite
Imprevisto 17 - Leggere la gente

10 luglio 2006

Leggerescrivere


Leggere e scrivere: strumenti che superano le mie poche parole imprecise. SCRIVERE. Concesso da misteriose preesistenze, pazienti stratificazioni, domande. Sottende una famiglia di connessioni che generano la parola, miracolosamente colte dall'autore. Non si esaurisce mai, perché attinge a qualcosa di vivo, in movimento. Distilla ciò che dell'uomo è più misterioso. LEGGERE. Prende tempo per accorgersi dell'infinita ricchezza di tale mistero. I minimi accadimenti sono preparati da processi millenari. Interroga, cerca, non si sazia. Non finisce quando finiscono la riga, il paragrafo, la pagina, il volume. Continua nell'immaginazione, trova collegamenti, vive di relazioni. LEGGERE E SCRIVERE. Sono nel tempo, accumulano immagini, tornano sui loro passi, amano la memoria. Vivono prima ed oltre il gesto che li avvia. Somigliano all'ascolto, all'amore, al dialogo. Attendono, si avvicinano, lottano, sollevano dubbi, desiderano la bellezza, svelano, ringraziano, danno e ricevono, soffrono, gioiscono, spiazzano, creano. Ricordano la possibilità data ad ogni uomo: risuonare di infinito.

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Come un gioco
Imprevisto 3 - Alberi scritti
Frammenti
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08 luglio 2006

Frammenti


Questo esperimento, appunti sparsi che ho chiamato Notedibordo, ha l'unica pretesa di raccogliere pazientemente frammenti. Elementi coesistenti, compresenti, se pur disposti in sequenza. Un tentativo personale e piccolissimo di fare memoria e, forse, imparare a scrivere. Potrebbe essere una delle infinite modalità per catturare, goccia a goccia, quanto di straordinario il quotidiano sa, invece, offrire in abbondanza. Conto di allenare cuore e mente a questa osservazione profonda e interiore, che cambia il modo di vedere le cose.

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Controcanto


Trasformare le cose dal di dentro. Creare relazioni, vicinanze. Perseverare. La forza di un albero che cresce senza darlo a vedere. Presenza discreta. La concretezza vitale del silenzio. Controcanto leggero che supera ogni rumore.

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Sguardo 2 - Bacolino

07 luglio 2006

Ricucire


Ricucire appassionatamente lo strappo con il presente. Attesa e desiderio si accompagnano a pazienza e lento lavorio. Gioia e dolore, misteriosamente inscindibili. Saldare la distanza tra l'oggi e il domani. Comprendere la potenza degli avvenimenti minimi. Aprire al futuro senza abbandonare la memoria. Partecipare alla grandiosità dell'istante, meraviglioso e sofferente limite, necessario punto di forza. Continuum.

06 luglio 2006

Imprevisti


Ho scelto di associare ad ogni citazione d'autore il nome di Imprevisto. Incontri indimenticabili, spesso a sorpresa. A volte intriganti, a volte riposanti, ma mai immobili. Delicati fili d'inchiostro che riscaldano idee, immagini, intuizioni. Imprevisti come la pioggia che, finalmente, scroscia e ristora.

Imprevisto 3 - Alberi scritti


Ombrosa non c'è più. Guardando il cielo sgombro, mi domando se davvero è esistita. Quel frastaglio di rami e foglie, biforcazioni, lobi, spiumii, minuto e senza fine, e il cielo solo a sprazzi irregolari e ritagli, forse c'era solo perché ci passasse mio fratello col suo leggero passo di codibugnolo, era un ricamo fatto sul nulla che assomiglia a questo filo d'inchiostro, come l'ho lasciato correre per pagine e pagine, zeppo di cancellature, di rimandi, di sgorbi nervosi, di macchie, di lacune, che a momenti si sgrana in grossi acini chiari, a momenti si infittisce in segni minuscoli come semi puntiformi, ora si ritorce su se stesso, ora si biforca, ora collega grumi di frasi con contorni di foglie o di nuvole, e poi s'intoppa, e poi ripiglia a attorcigliarsi, e corre e corre e si sdipana e avvolge un ultimo grappolo insensato di parole idee sogni ed è finito.

Italo Calvino, Il barone rampante, Mondadori, Milano 2005. Prima edizione: Einaudi, Torino 1957

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Oh


Oggi vorrebbe piovere, o almeno a me piacerebbe. La pioggia porterebbe una ventata d'aria fresca, come lo sgambettio di Pinocchio alla vista dei propri piedi. A sorpresa, Pinocchio si è precipitato alle spalle di Borges, come uno scherzo. Un lampo di stupore, liberante, avvicina la gioia spontanea di un fantastico quotidiano alla abbagliante meraviglia di un tondo insperato di cielo.

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Imprevisto 13 - Libro
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Imprevisto 18 - Sul linguaggio
Attesa

Imprevisto 2 - Piedi


Appena il burattino si accorse di avere i piedi, saltò giù dalla tavola dove stava disteso, e principiò a fare mille sgambetti e mille capriole, come se fosse ammattito dalla gran contentezza.

Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio: storia di un burattino, Atlas, Bergamo 1973. Prima edizione: Paggi, Firenze 1883

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05 luglio 2006

Imprevisto 1 - Il colore del cielo


Al termine d’un corridoio, un muro imprevisto mi sbarrò il passo, una remota luce cadde su di me. Alzai gli occhi offuscati: in alto, vertiginoso, vidi un cerchio di cielo così azzurro da parermi di porpora.

"L’immortale", in Jorge Luis Borges, L'Aleph, Feltrinelli, Milano 1999. Titolo dell'opera originale: El Aleph, Losada, Buenos Aires 1952

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Come un gioco


Perché affidare al mare infinito della rete, come in un gioco, pensieri, riflessioni, distrazioni, immagini, parole, domande, istanti?
C'era la gran voglia di uno spazio accessibile ed estremamente libero dove collocare, senza un ordine prestabilito, tutto quanto emerge dalla memoria, dalla realtà, dagli incontri: colore, forza e respiro di ogni mia giornata, segni infinitamente presenti, potenti o impercettibili.
Con la leggerezza di un sorriso, do il benvenuto a voi, che vi avventurerete, per scelta o per caso, tra queste parole spettinate ma così vere.

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Funambolo


Dov'è? Tanto in alto che non si vede. Eccolo... Con immensa pazienza, spossato, un funambolo procede in bilico su quel filo, tremendamente oscillante tra ciò che è stato (ma tutto corre, rimane, brucia) e ciò che ancora non sa. E così, dentro una nuvola, il cuore in fiamme carezzato dalla pioggia, il funambolo continua a camminare, con il sorriso di sempre.

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Oh
Alto
Espanso

Scrivere


Scrivere. Segni che si rapprendano attorno a ricordi, sogni, desideri. Superare la barriera del pensiero per far uscire suoni, forme, frasi umili e potenti. Ad evocare bagliori di bellezza, movimenti lentissimi o fulminei, minimi, infiniti.

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Inizio


Da oggi Notedibordo prende vita. Pian piano potremo scoprire che cos'è e che cosa vuole diventare...